Ultima modifica: 10 Maggio 2022
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Conversazione con Daniele Nicastro su legalità e mafia


Il 2022 è un anniversario importante soprattutto per chi, come me ed i miei compagni della classe 3B della scuola Trevigi, ha approfondito e riflettuto sul tema della legalità durante le ore scolastiche. Strage di Capaci, 23 maggio 1992. Strage di via D’Amelio, 19 luglio 1992.
Quest’anno decorrono 30 anni dalla scomparsa dei giudici Falcone e Borsellino. Una serie di eventi, due figure simbolo di coraggio che abbiamo studiato a scuola e che fanno parte della nostra storia. Poi c’è “Grande” (Einaudi Ragazzi), il romanzo di Daniele Nicastro che ho letto e commentato in classe con i miei compagni, durante le ore di Italiano e di Educazione Civica. Daniele Nicastro ha scritto questo libro per un pubblico di giovani ragazzi, ma tratta al suo interno una tematica molto difficile e complessa, quella della mafia appunto. Attraverso la storia di Luca, il protagonista di 13 anni, l’autore è stato in grado di raccontarci e spiegarci questo tema, trasformandolo in una storia che cattura il lettore e lo invoglia a continuare a leggerla. La questione della mafia è tuttora presente: sono infatti numerosi i gruppi di ‘Ndrangheta e Camorra attivi da tempo nel nostro e in diversi paesi. Grazie al suo libro Nicastro riesce a far
prender consapevolezza a noi ragazzi di come queste organizzazioni criminali siano alquanto pericolose e che, perciò, è meglio starne alla
larga. La mia classe, con la presenza della docente di italiano Ilaria Zambelli, ha avuto l’opportunità di intervistare lo scrittore che si è
collegato con noi alunni, via Meet, lunedì 2 maggio. Gli abbiamo fatto tante domande e abbiamo imparato molto dalle sue parole. Siamo riusciti a capire come Cosa Nostra ha agito e si muove oggi in Sicilia. Due aspetti del libro mi hanno particolarmente colpito. Il primo è il fatto che Luca cerchi in tutti i modi di farsi accettare e di essere inserito in un gruppo,
anche se composto da persone pericolose e poco raccomandabili. Solo alla fine capirà quanto ha sbagliato ma noi lettori, che abbiamo più o meno la sua età, lo capiamo e sappiamo quanto conta essere apprezzati dagli altri. Il
secondo è una frase contenuta nel libro. Quando Luca è costretto ad andare a riscuotere il pizzo da un kebabbaro quello gli risponde: “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità!”. Quindi dire NO alla mafia è possibile e battersi per la legalità è un dovere di tutti. Durante l’incontro abbiamo ricordato questi anniversari importanti, abbiamo onorato le vittime della mafia, con la speranza che violenze, morti e dolori simili appartengano al passato, non più al nostro presente e, mi auguro, mai al nostro futuro.

Rebecca Aimaretti classe 3B Trevigi